L’Ospedale Serbelloni tra recupero e rilancio

L’Ospedale Serbelloni di Gorgonzola, che i gorgonzolesi chiamano Villa Serbelloni, fu progettato dall’architetto Giacomo Moraglia e costruito a partire dal 1848 e dopo 13 anni venne ultimato. Furono i duchi Serbelloni a volerne la realizzazione, mettendo a disposizione della città il terreno per la costruzione di un nosocomio contemporaneamente alla costruzione della chiesa dei santi Protaso e Gervaso.

L’attività sanitaria fu inizialmente orientata alla cura delle malattie infettive, e in particolare la tubercolosi, e al ricovero per anziani (ancora oggi in parte utilizzato come tale). In quel tempo, le condizioni di vita degli abitanti del mandamento di Gorgonzola, composto da 22 comuni, sono molto precarie: la maggior parte sono contadini, non proprietari dei fondi che coltivano, malnutriti, abitanti in miseri ed insalubri alloggi. Tisi, rachitismo, pellagra, colera, gastronteriti sono in continuo aumento. La creazione di un luogo di ricovero e cura per poveri, indigenti ed infetti è dunque una priorità assoluta per evitare la decimazione della forza lavoro, alla quale rispondono i detentori del potere economico, ossia le poche famiglie nobili o borghesi che detengono gran parte del capitale. Tra il 1865 ed il 1868 ci fu un’epidemia di colera che colpì la popolazione di Gorgonzola e del nord e il nuovo ospedale servì per assistere gli ammalati.
Successivamente, in concomitanza con la prima guerra mondiale, fu trasformato in ospedale militare, per accogliere i feriti provenienti dal fronte. Nel 1944 ospita i cittadini milanesi sfollati a seguito dei pesanti bombardamenti sulla città e diviene anche rifugio di partigiani e poi di fascisti in ritirata.
Fu costruito come un palazzo signorile con idee sanitarie innovative per i tempi, ma successivamente ha conosciuto anni di abbandono e oggi si sta pensando al suo restauro. Negli ultimi anni l’ospedale di Gorgonzola ha vissuto momenti di difficoltà e anche tensioni rispetto al suo futuro, per le scelte effettuate a partire dalla fine degli anni ’90: chiusura del Pronto Soccorso, trasferimento delle Unità Operative di Degenza, ad esempio la Chirurgia generale, la Medicina Generale, l’Otorinolaringoiatria. L’ospedale ha perso le caratteristiche di degenza per le patologie acute.

La situazione attuale

In questi ultimi anni, sono state avanzate diverse soluzioni per recuperare la funzione e la bellezza storica artistica della costruzione. Nel 2008 l’allora direttore generale dell’azienda ospedaliera dr. Garbelli, propose il recupero di Villa Serbelloni per collocarvi i propri Servizi e Dipartimenti, la scuola universitaria ed il convitto per gli infermieri riqualificando l’intera struttura. Di anno in anno si sono susseguiti e ipotizzati progetti e investimenti, tutti rimasti lettera morta.
Oggi si stanno nuovamente facendo delle ipotesi di recupero, e in futuro potrebbe ospitare un centro di medici di base dell’Asl Milano 2, almeno stando a quanto dichiarato da Mario Alparone, nuovo dirigente dell’Azienda ospedaliera. D’accordo anche il  sindaco Angelo Stucchi che ipotizza un piano operativo per fasi. La prima fase riguarda l’urgente messa in sicurezza della struttura, e per questo è già stato avviato e realizzato un progetto di pulizia degli interni e rimozione delle macerie. Inoltre, Stucchi propone di valorizzare la struttura esterna trasferendo nel giardino di Villa Serbelloni alcune iniziative legate alla Fiera di Santa Caterina in modo da ricordare alla città che ha uno splendido monumento in attesa di intervento.

La priorità riguarda non solo Villa Serbelloni da restaurare, ma anche l’ospedale da rilanciare. Intanto si registra un nuovo esodo dei posti letto di Oncologia e dell’Hospice per malati terminali, fiori all’occhiello dell’offerta sanitaria del Serbelloni da molti anni, ma che probabilmente prima della fine dell’anno, abbandoneranno Gorgonzola alla volta, probabilmente, di Cernusco sul Naviglio o Melzo. Svuotati i reparti, anche per Gorgonzola dovrà partire un piano di rilancio, di cui mancano i contorni.

a cura di Francesco Inzitari

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